I vantaggi fiscali del fondo pensione

Fondo pensione: come funziona e perchè conviene.

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Le politiche di austerità hanno costretto i governi di quasi tutti gli Stati a tagliare forsennatamente a destra e a manca. I settori più colpiti sono principalmente le prestazioni fondamentali del welfare, come la sanità, le pensioni, l’assistenza e l’istruzione.

 

Nel medio termine, la coperta del fronte pensionistico è destinato a ridursi sempre più velocemente, e non riuscirà più a coprire niente o quasi. Le vittime più prossime sono i giovani e i precari.  Per questo motivo si dovrà provvedere per tempo a integrare la pensione pubblica, sempre meno presente e presumibilmente dignitosa. Lai pensione di scorta diventa una scelta obbligata e prima si aderisce ad un fondo pensione, più tempo si ha a disposizione per raggiungere una cifra significativa. Iniziare subito a versare nella previednza complementare consente anche di alleggerire il peso della rata.

 

Pensione pubblica: il Governo alleggerisce il Welfare

Qualcuno particolarmente fiducioso nell’operato del ministero del lavoro e delle parti sociali avrebbe qualcosa da eccepire, ma ad oggi gli aggiustamenti della situazione pensionistica sono minimi e insufficienti dall’Ape alla 14ma mensilità per chi prende fino a 1000 euro lordi al mese (la legge di stabilità 2017 poi definirà i dettagli che spesso sono deludenti). Anche se non così esplicito, è ovvio che indirettamente il Governo spinge su un alleggerimento del peso del welfare pubblico, proprio a partire dalle pensioni.

 

Pensione pubblica: le prospettive per chi comincia a lavorare ora

Per un millennial che oggi comincia a lavorare l’attuale dinamica di crescita dell’aspettativa di vita lo porterà in pensione a 71 anni e mezzo (dopo 46 anni di lavoro!) e quasi certamente avrà una pensione che non arriverà a mille euro, per effetto di una carriera lavorativa inframmezzata da sospensioni contributive. Nel caso di un lavoratore autonomo, poi, le cifre della pensione saranno ancora più basse.

 

La pensione integrativa: prima aderisci meglio è!

Fatto cento l’obiettivo, un 21eenne potrebbe investire circa 35 euro mese in un fondo monetario (sicurissimo ai rendimenti attuali) oppure 20 euro mese in un fondo bilanciato (rendimento un po’ più elevato con un rischio limitato, bilanciato appunto).

Ovviamente, aderire alla previdenza complementare per impinguare la pensione Inps è via via più costoso a seconda del tempismo nell’adesione. Cominciare subito è molto più sostenibile, cominciare a metà percorso lavorativo diventa più oneroso. Più lungo è il periodo, maggiori saranno i risultati della capitalizzazione composta delle somme versate.

 

La pensione integrativa: vantaggi economici e fiscali

In epoca di bassi rendimenti, chi sottoscrive un fondo pensione riceve assai più vantaggi di chi cerca rendimenti su un singolo investimento fai da te, sempre alla ricerca di un rendimento maggiore (questione di pochi decimali).

In generale, al crescere del reddito e dell’inflazione, il rendimento di un fondo pensione è via via superiore a quello di un qualsiasi investimento finanziariopoiché è l’unico investimento che beneficia di un fortissimo vantaggio fiscale. Tutti i contributi versati nell’anno solare (con un massimo di 5.165 euro) sono interamente deducibili propri redditi.  Altro fattore di vantaggio è dato dalla tassazione agevolata finale dal 15% al 9% in funzione del numero di anni di permanenza nella previdenza integrativa.

Degna di nota è anche la tassazione sulle plusvalenze, che per i fondi pensione è al 20%, contro il 27% degli altri strumenti finanziari. Che si guardi ai rendimenti (passati o probabilistici) o al beneficio fiscale, devolvere il Tfr in un fondo di previdenza complementare appare una strategia efficiente. La tassazione finale fa la differenza: dal capitale (o rendita) ottenuto con la previdenza integrativa viene prelevato tra il 15% e il 9% in funzione degli anni di iscrizione, mentre con il Tfr si ha la tassazione separata, legata agli scaglioni Irpef, più alta.

Per molti lavoratori dipendenti, dove previsto dai fondi di categoria, ci sono accordi con il datore di lavoro tali per cui, se il lavoratore versa una parte del proprio stipendio in un fondo previdenziale di categoria, l’azienda deve versarne altrettanta.

Un 48enne che oggi, a circa vent’anni dalla pensione, iniziasse a versare in un fondo pensione l’1% del proprio reddito lordo (circa 270 euro all’anno per chi ne guadagnasse 1.500 euro netti al mese), se ne potrebbe ritrovare 292 investendo per conto proprio, ma 585 in caso di contributo datoriale. Per ogni euro investito, in sintesi, ne vengono versati due, il che raddoppia il rendimento a prescindere dalla linea di investimento.

Tutto questo a parità di rendimento: se si considera che mediamente investire nei mercati dà rendimenti più alti, ecco che la convenienza aumenta. Ricordiamo che il maturato in previdenza complementare può essere ritirato al 100% in capitale se inferiore a 80-90 mila euro, mentre può essere sempre ritirato al 50% in capitale e al 50% in rendita vitalizia.

La pensione integrativa: quanto rende?

Un lavoratore con una retribuzione di 35 mila euro che nel dicembre 1998 avesse aderito a un fondo pensione negoziale (aziendale o di categoria), avrebbe ottenuto un montante finale di 85.505 euro rispetto a un versamento complessivo di 61.632, con una rendita annua di 4.275 euro e un rendimento medio annuo del 10,1%.

Anche senza tener conto di queste due voci (cioè guardando al solo rendimento finanziario), i risultati sarebbero tutt’altro che disprezzabili, con un montante finale di 60.399 euro, una pensione integrativa pari a poco più di tremila euro l’anno e un rendimento medio annuo del 3,4%.

Se invece avesse aderito a un fondo pensione aperto (promosso da compagnie d’assicurazione, banche, Sim e Sgr), i risultati sarebbero stati inferiori a causa dei costi medi più elevati.

Tenendo conto del contributo aziendale e del beneficio fiscale, il gruzzolo finale sarebbe stato pari a 82.491 euro (sempre rispetto a un versamento lordo di 61.332 euro), che darebbero luogo a una rendita integrativa di 4.125 euro l’anno, con un rendimento medio del 9,7%. Senza questi due fattori (che aumentano decisamente la convenienza della previdenza complementare), il montante finale sarebbe di 57.325 euro, con una rendita annua di 2.869 e un rendimento medio annuo del 3,1% (fonte Corriere Economia).

I rendimenti dei fondi pensione sono positivi non solo nel lungo periodo, ma anche nel breve termine. Secondo un campione rappresentativo dell’85% del mercato, nei primi nove mesi del 2016 quelli aziendali o di categoria hanno reso in media l’1,8% netto, quasi il doppio rispetto all’1% del Tfr, la cui rivalutazione è stata frenata dall’inflazione rasoterra.

Il Tfr in azienda rende infatti l’1,5% fisso l’anno, più il 75% dell’indice Istat dei prezzi.

 

Per ricapitolare, dovendo fare qualche valutazione sull’opportunità di aderire ad un fondo pensione, ecco sinteticamente i vantaggi principali:

  • Libertà di versamento
  • Tassazione agevolata
  • Deducibilità dei contributi versati
  • Rendimenti sopra la media

 

Conclusione

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