polizza a tutela del commercio

Ecco perché devi assicurare la tua azienda

In un contesto economico che vede una timida ripresa dei consumi, diventa sempre più importante la gestione del proprio patrimonio aziendale, cioè i beni e il know-how essenziali per la sopravvivenza e lo sviluppo dell’impresa.

Oggi come non mai, si sono ridotti i volumi di affari delle attività commerciali; di conseguenza anche le liquidità sono scarse e a stento riescono a coprire i costi di gestione di un’impresa. Per venire incontro alle esigenze dell’impresa ecco che torna utile stipulare una polizza di assicurazione specifica per le attività commerciali.

Perché gli imprenditori non si tutelano?

Da un’indagine ANIA emerge che sono molti gli imprenditori che sottostiamo l’esposizione della propria impresa ai rischi quali incendio, furto e danni accidentali. Quando viene chiesto loro di spiegare come mai non si sono tutelati con apposite polizze assicurative, risposta classica è “ma proprio a me deve succedere?”

Non si tratta di fortuna o di mala sorte, ma di semplice statistica: nessuno è immune dai danni. Se guardiamo poi ai dati, sorprende che la media dei risarcimenti per eventi da incendio (297.000 euro), furto e danni da acqua (98.560 euro) è molto alta.

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La tabella riassume i principali motivi che portano gli imprenditori a non assicurarsi

A cosa serve la polizza di assicurazione per le attività commerciali?

Dunque, perché assicurarsi? Le domande che bisogna porsi sono:

  1. Riuscirei a far fronte alle spese conseguenti ai danni alla mia impresa? 
  2. In che modo il riscorso a fondi propri (quasi sempre resi necessari da accesso a crediti bancari) incidono sulla capacità di reddito dell’azienda?
  3. Quanto posso permettermi di stare fermo senza uscire dal mercato?
  4. Qual è il rapporto costo/beneficio di avere una polizza assicurativa?

Per molti imprenditori la polizza è vista come un costo, che si aggiunge ai tanti da dover sopportare per mandare avanti la propria attività. Ma a ben guardare non è proprio cosi: scegliendo una tutela assicurativa si va a trasferire una serie di rischi legati proprio allo svolgimento dell’attività, che ricadrebbero inevitabilmente e in maniera significativa sul patrimonio dell’azienda.

Dunque maggiori costi? Al contrario, vengono liberare quelle risorse che, più o meno inconsciamente, vengono accantonate per la gestione dei rischi.

Il rapporto costi/benefici è certamente a favore di una tutela assicurativa.

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Quanto costa un danno?

 

Polizza di assicurazione per le attività commerciabile domande più frequenti

Per entrare nel merito, riporto una serie di risposte alle domande più frequenti e le relative risposte, in modo da rendere più chiaro il discorso da affrontare.

  • Questa copertura serve anche se il negozio non è di mia proprietà?
    Certamente. Anche se non si è proprietari del negozio si hanno una serie di responsabilità sia nei confronti del proprietario dell’immobile, sia nei confronti di terzi. È possibile infatti che in caso di sinistro, oltre al contenuto (merce, arredamento di cui si è direttamente responsabili) vengano danneggiate anche le pareti e la struttura stessa del fabbricato. In quel caso il proprietario dell’immobile potrebbe chiedere i danni a chi è in affitto.

 

  • E se lo stabile dove è situato il negozio ha già una polizza Incendio, questa copertura mi serve lo stesso?
    Si. Lo stabile dove si trova il negozio può avere una polizza Incendio che permette di ricevere un indennizzo per i danni causati al fabbricato, a patto che tale contratto preveda coperture appropriate e con valori aggiornati. La garanzia Incendio della polizza copre anche i danni che può subire il contenuto del negozio (merce, attrezzatura, arredamento), copertura non prevista, invece, in una polizza Incendio dello stabile. Inoltre la garanzia Incendio della polizza opera anche nel momento in cui il danno è scaturito dal proprio negozio e provoca danni ad altri locali o a cose altrui (Ricorso Terzi).

 

  • Durante un corteo, i manifestanti provocano dei danni alla serranda del mio negozio. Ho diritto ad un risarcimento?
    Nella garanzia Incendio è previsto un indennizzo anche per i danni causati da atti vandalici durante manifestazioni, cortei o scioperi.

 

  • Non conosco in dettaglio le caratteristiche costruttive del fabbricato ove è ubicato il mio negozio. Sono previste delle tolleranze in tal senso nel contratto?
    La garanzia Incendio della polizza è operativa a condizione che il fabbricato sia costruito con materiali incombustibili. I solai e le strutture portanti del tetto, i rivestimenti e le coibentazioni, possono essere costruiti anche con materiali combustibili mentre nelle pareti esterne e nella copertura del tetto è tollerata la presenza di materiale combustibile per non oltre il 20% delle rispettive superfici.

 

  • Se non è stato rubato né l’incasso, né la merce, ma i ladri hanno danneggiato i locali e parte del contenuto (sono state rotte le vetrine, i mobili), ho diritto ad un risarcimento?
    Certamente. La garanzia prevede un indennizzo anche nel caso di tentato furto con danneggiamento del contenuto dell’esercizio commerciale.

 

  • E se mi scippano l’incasso mentre lo sto portando in banca?
    Anche in questo caso nella polizza è prevista una garanzia che indennizza il furto, lo scippo e la rapina dei valori quando sono trasportati all’esterno del negozio ed è operante anche se l’addetto al trasporto è un familiare o un dipendente.
  • Per motivi di “tentata vendita” nel mio negozio tengo anche qualche articolo di merce di natura diversa di quella attinente alla mia attività. In caso di sinistro cosa succede?
    Non c’è problema. La polizza indennizza anche queste merci, purché rappresentino una parte marginale di quelle riferite all’attività principale

 

  • Sono richieste particolari prevenzioni nel negozio per poter rendere efficace la garanzia Furto?
    La garanzia è efficace quando i locali sono chiusi. La prevenzione richiesta è quella minima presente in ogni negozio e se nel caso ti dimentichi di rendere efficace una protezione lasciando il solo vetro, la garanzia sarà comunque operante con uno scoperto che rimarrà a carico del commerciante.

 

  • Vengo indennizzato nel caso in cui i ladri si introducano nel mio negozio durante l’orario di pausa, nel caso in cui non ho abbassato la saracinesca?
    Si. La garanzia prevede un rimborso, anche nel caso in cui i ladri si introducano nell’ora di pausa e i locali siano protetti anche solo dalle vetrine. È necessario però che queste siano state efficacemente chiuse e vi sia stata quindi effrazione delle medesime.

 

  • Questa copertura mi tutela anche per i danni provocati dai miei dipendenti e/o familiari che partecipano all’attività?
    Si. La copertura di Responsabilità Civile oltre a tutelare il titolare del negozio, tutela anche i dipendenti e i familiari dell’assicurato purché svolgano l’attività all’interno dell’esercizio commerciale.

 

  • Si infortuna un dipendente. La garanzia tutela il datore di lavoro?
    Si se avete acquistato, nell’ambito della garanzia RCT, anche l’estensione alla “Responsabilità Civile Operai” (RCO), che tutela il datore di lavoro per questo tipo di responsabilità e per le somme che l’INAIL, dopo averle erogate al dipendente danneggiato, andrà a richiedere al datore di lavoro che si considera sempre in via presuntiva colpevole per inosservanza delle norme sulla sicurezza del lavoro.

 

    • Per questo tipo di garanzia, alla stipula del contratto vengono solitamente richiesti dati che riguardano il fatturato dell’azienda o l’ammontare degli stipendi?
      L’unico dato che verrà richiesto al fine di costruire il premio da pagare è il numero degli addetti (titolare compreso) che prestano la loro opera nel negozio. Inoltre, nel caso in cui questo numero aumenti durante l’anno, la Compagnia adeguerà il premio solo alla prima scadenza annuale di rata.

Hai già scelto la tua assicurazione per proteggere la tua impresa? Cerchi una soluzione o un preventivo per la polizza della tua attività commerciale? Chiedi informazioni compilando il modulo di contatto.

Polizza sanitaria integrativa

Polizza sanitaria integrativa: come scegliere quella giusta

La polizza sanitaria integrativa è ormai un’esigenza per gli italiani. E’ quanto emerge della ricerca CensisRBM Salute dal titolo “Dalla fotografia dell’evoluzione della sanità italiana alle soluzioni in campo”, presentata a Roma al VI «Welfare Day».

Secondo lo studio aumenta la spesa sanitaria privata: più sanità per chi può pagarsela. La spesa sanitaria privata è arrivata a 34,5 miliardi di Euro ed ha registrato un incremento in termini reali del 3,2% negli ultimi due anni (2013-2015), il doppio dell’aumento della spesa complessiva per i consumi delle famiglie nello stesso periodo (pari a +1,7%). L’andamento della spesa sanitaria privata, spiegano Censis e RBM, “è tanto più significativo se si considera la dinamica deflattiva, rilevante nel caso di alcuni prodotti e servizi sanitari”. Sono lievitati i ticket pagati dagli italiani, visto che il 45,4% (cioè 5,6 punti percentuali in più rispetto al 2013) ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico.

Alla presentazione della ricerca sono intervenuti, tra gli altri, Giuseppe De Rita e Carla Collicelli del Censis, Roberto Favaretto e Marco Vecchietti, rispettivamente presidente e consigliere delegato di RBM Salute.

«Sono 10,2 milioni gli italiani che fanno un maggiore ricorso alla sanità privata rispetto al passato, e di questi il 72,6% a causa delle liste d’attesa che nel servizio sanitario pubblico si allungano – ha affermato Vecchietti –. Bisognerebbe ripensare le agevolazioni fiscali per le forme sanitarie integrative, per assicurare tutte le prestazioni che oggi sono pagate di tasca propria dagli italiani e per rimuovere le penalizzazioni di natura fiscale per i cittadini che decidono su base volontaria di assicurare la propria famiglia. La sanità integrativa è oramai un’esigenza per tutti gli italiani e non può più essere considerata un benefit per i lavoratori dipendenti o un lusso per i più abbienti».

Sono 7,1 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno fatto ricorso all’intramoenia (il 66,4% di loro per evitare le lunghe liste d’attesa). Il 30,2% si è rivolto alla sanità a pagamento anche perché i laboratori, gli ambulatori e gli studi medici sono aperti nel pomeriggio, la sera e nei weekend. Pagare per acquistare prestazioni sanitarie – sottolineano i curatori della ricerca – “è per gli italiani ormai un gesto quotidiano: più sanità per chi può pagarsela”.

 

Perché serve una polizza sanitaria integrativa?

Erano 9 milioni nel 2012 e sono diventati 11 milioni nel 2016 gli italiani che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie nell’ultimo anno a causa di difficoltà economiche, non riuscendo a pagare di tasca propria le prestazioni. Al cambiamento «meno sanità pubblica, più sanità privata» si aggiunge il fenomeno della sanità negata: «niente sanità senza soldi». Fenomeno che riguarda, in particolare, 2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni di millennials.

Lo scadimento della qualità del servizio sanitario pubblico. Per il 45,1% degli italiani la qualità del servizio sanitario della propria regione è peggiorata negli ultimi due anni (lo pensa il 39,4% dei residenti nel Nord-Ovest, il 35,4% nel Nord-Est, il 49% al Centro, il 52,8% al Sud), per il 41,4% è rimasta inalterata e solo per il 13,5% è migliorata. Il 52% degli italiani considera inadeguato il servizio sanitario della propria regione (la percentuale sale al 68,9% nel Mezzogiorno e al 56,1% al Centro, mentre scende al 41,3% al Nord-Ovest e al 32,8% al Nord-Est). La lunghezza delle liste d’attesa, evidenziano i curatori della ricerca, “è il paradigma delle difficoltà del servizio pubblico e il moltiplicatore della forza d’attrazione della sanità a pagamento”.

Tra pubblico in crisi e privato in crescita, avanza la sanità integrativa. Il 57,1% degli italiani pensa che chi può permettersi una polizza sanitaria o lavora in un settore in cui è disponibile la sanità integrativa dovrebbe stipularla e aderire. Così – rilevano Censis e RBM Salute – “si otterrebbero anche benefici pubblici, perché molte persone utilizzerebbero le strutture private, liberando spazio nel pubblico, e perché così si inietterebbero maggiori risorse nel sistema sanitario”. Sono ormai più di 26 milioni gli italiani che si dicono propensi a sottoscrivere una polizza sanitaria o ad aderire a un Fondo sanitario integrativo. Se la sanità integrativa attraesse effettivamente tutte queste persone, spiegano i curatori della ricerca, considerando una spesa pro-capite pari all’attuale spesa privata media nel complesso, si avrebbero 15 miliardi di Euro annui per la salute. Tramite la sanità integrativa “si potrebbero acquistare molte più prestazioni per i cittadini di quanto riescano a fare oggi singolarmente sui mercati privati”. Tra gli aderenti alla sanità integrativa, il 30,7% ha aderito perché spendeva troppo di tasca propria – e ora risparmia – ed il 25% perché la copertura è estendibile a tutta la famiglia.

Esami e visite inutili? Non toccate il mio medico. Sono 5,4 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno ricevuto prescrizioni di farmaci, visite o accertamenti diagnostici che si sono rivelati inutili. Il 51,3% degli italiani si dichiara tuttavia contrario a sanzionare i medici che fanno prescrizioni inutili. Riguardo alla legge che fissa le condizioni che rendono una prestazione sanitaria necessaria e da pagare solo con il ticket, e non per intero, il 64% degli italiani è contrario (di questi, il 50,7% perché ritiene che solo il medico può decidere se la prestazione è effettivamente necessaria e il 13,3% perché giudica che le leggi sono motivate solo dalla logica dei tagli). Il decreto sull’appropriatezza, concludono Censis e RBM, “è diventato una tigre di carta e tuttavia la sua logica incontra l’ostilità dei cittadini, che sostengono la piena autonomia decisionale del medico nello stabilire le terapie, anche come baluardo contro i tagli nel sistema pubblico”.

Fonte: intermediachannel.it

Come integrare la pensione dei liberi professionisti

Come integrare la pensione dei giovani professionisti

Come integrare la pensione dei liberi professionisti

Esistono diversi modi per integrare la pensione dei liberi professionisti. La previdenza complementare è certamente utile.

Gli studi che offrono una stima di quale valore avrà in futuro la pensione dei giovani di oggi forniscono sempre dati molto allarmenti. L’ultimo campanello d’allarme l’ha fatto suonare il presidente dell’Inps Tito Boeri, ricordando che nel 2050 i 35enni di oggi avranno, a parità di reddito e di contributi versati, una pensione più leggera di circa il 25% rispetto ai loro genitori. 

Pensione e partita iva: perché sono basse

A pesare sarà soprattutto la modalità di calcolo degli assegni. La riforma Dini del ’95 ha introdotto il sistema contributivo al posto del sistema retributivo; ciò significa che l’importo della pensione non sarà legato più a quanto guadagnato negli ultimi anni di lavoro ma proporzionale ai contributi versati. Il risultato di questo sistema previdenziale è una pensione media per chi è nato nel 1980 più bassa del 25% rispetto a chi oggi ha 70 anni (leggi approfondimento), e prevede anche il rischio di dovere lavorare fino a 75 anni per raggiungere il minimo di contributi necessari all’assegno Inps.

Il problema viene aggravato da diversi fattori, come i buchi in carriera e la scarsa retribuzione. E a pagare sono soprattutto gli autonomi e i liberi professionisti, che non hanno un reddito fisso, sono maggiormente esposti alle crisi economiche e devono provvedere da sè a versare i contributi previdenziali. A differenza dei dipendenti gli autonomi non hanno un datore che paga per loro i contributi e devono aderire alla gestione separata dell’Inps. I liberi professionisti, coloro che sono iscritti ad un ordine professionale, provvedono a versarli alle relative, specifiche, casse previdenziali.

Come integrare la pensione

Come fare dunque, per rendere più pesante la propria pensione? Archiviato definitivamente il sistema retributivo la soluzione sembra essere quella del fondo pensione, che serve proprio per garantire ai lavoratori un assegno da affiancare alla pensione erogata dall’Inps o da altro istituto previdenziale pubblico. Il lavoratore, in particolare, versa una quota del proprio risparmio per ottenere una pensione integrativa.

Le forme pensionistiche complementari alla fine del 2014, come spiega la relazione annuale del Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, erano 496, in calo di 13 unità rispetto all’anno precedente, ma nello stesso arco temporale aumentavano gli aderenti (a quota 6 milioni e 539mila, in crescita del 5,4% rispetto ai 6 milioni e 203mila del 2013). In particolare tra gli aderenti 4 milioni 527mila erano lavoratori dipendenti del settore prinvato, 173mila dei lavoratori dipendenti del servizio pubblico, un milione e 839mila autonomi. Il tasso di partecipazione degli uomini è risultato pari al 27,2%, più alto del 23,5% delle donne. Gli iscritti di sesso maschile risultavano essere nel 2014 il 61,1% del totale degli aderenti. Per quanto riguarda le zone di maggiore utilizzo, la previdenza complementare viene sfruttata soprattutto al Nord, dove il tasso di partecipazione supera il 30%, mentre al Centro si avvicina al 25%. Al Sud, invece, vi aderisce solo il 18% della forza lavoro.

Per aderire ad un fondo pensione bisogna sottoscrivere un apposito modulo e scegliere la tipologia di gestione più adatta alle proprie esigenze, soprattutto valutando quale sia la propria propensione al rischio e quanti anni mancano all’ottenimento della pensione pubblica.

Il secondo step è quello della contribuzione, che è anche flessibile: al lavoratore viene consentito anche di modificare gli importi dei suoi versamenti, o di sospenderli o riprenderli in base alle sue esigenze. E viene consentito, altresì, in determinati casi, di prelevare una cifra come anticipazione o riscatto. Ma c’è di più. Dopo diverso tempo dall’adesione è possibile anche chiedere il trasferimento della posizione maturata presso un’altra forma pensionistica complementare.

La pensione integrativa, infine, arriva quando si maturano i requisiti per la pensione pubblica. A quel punto il neo-pensionato ha anche la possibilità di richiedere una liquidazione della propria posizione e integrare cosi la propria pensione.

Fonte: Gionalettissimo.it