Infortunio del conducente

Infortunio del conducente: cosa copre e a cosa serve?

In un incidente stradale è importante tutelare le persone a bordo del veicolo. Ecco perché la polizza rc auto prevede massimali di risarcimento sempre maggiori per l’indennizzo di qualsiasi infortunio, invalidità o morte delle persone trasportate, o per danni provocati a cose. Pochi però sono a conoscenza che l’unico escluso da tale tutela è proprio il conducente del veicolo che in caso di sinistro con colpa (cioè di cui è responsabile) non gode di nessuna copertura o rimborso.

Polizza per infortuni del conducente: cosa copre?

Fortunatamente negli ultimi tempi si registra un netto incremento della scelta della garanzia “Infortuni del Conducente”, richiesta al momento della stipula della polizza auto, anche grazie ad una maggiore informazione fornita dalle Compagnie Assicurative e garantisce un rimborso nel caso di infortuni che abbiano causato morte, spese sanitarie o invalidità.

In caso di incidente, attivando l’assicurazione del conducente, è coperto non solo il conducente abituale dell’auto, ma anche chiunque sia alla guida del mezzo. Infatti, la copertura in caso di infortunio del conducente può essere nominale e quindi legata all’intestatario dell’assicurazione oppure essere estensibile a tutti coloro che utilizzano quel dato veicolo. La polizza infortunio del conducente legata alla targa copre in caso di sinistro colui che in quel momento guida il veicolo, chiunque esso sia (moglie, figlio, parente o amico).

Infortunio del conducente

La garanzia Infortuni del Conducente serve per tutelare il guidatore nei casi non coperti dalla polizza rc auto

Polizza per infortunio del conducente: il calcolo del preventivo

Aggiungere l’estensione per infortunio del conducente alla propria polizza assicurativa ha un costo variabile, che di solito si aggira tra i 50 e 100 euro. Questo tipo di garanzia accessoria può essere offerto a prezzo scontato per chi è rimasto legato per molti anni alla stessa agenzia.

Al di là del prezzo finale del premio assicurativo, è importante avere questa copertura vantaggiosa e adatta ai guidatori di ogni età. Per capire se si tratti di un investimento per cui valga la pena ti basta richiedere un preventivo compilando il modulo dei contatti.

Polizza per infortunio del conducente: come fare la denuncia di sinistro

Affinché la compagnia assicurativa possa procedere al rimborso delle spese sostenute per le cure mediche o risarcire l’infortunato per i danni riportati, è necessario informare la propria compagnia con l’apposito modulo di denunzia, da inviare tramite mail, fax o anche direttamente utilizzando l’app (opzione che molte compagnie di assicurazione stanno abilitando) o recarsi direttamente in agenzia. In particolare, all’assicurato infortunato è richiesto di consegnare:

  • copia del documento di identità e del codice fiscale
  • referto rilasciato dall’ospedale che attesti l’infortunio
  • ricevute e scontrini relativi alle spese mediche sostenute e alle eventuali medicine acquistate

In molti casi, le compagnie assicurative chiedono all’assicurato di recarsi presso uno studio medico convenzionato, così da poter procedere ad un controllo da parte di un esperto. Si tratta di una semplice prassi che tutela le compagnie assicurative dalle richieste di risarcimento false o dai tentativi di frode.

polizza vita malato oncologico

Polizze vita e assicurazioni anche per i malati oncologici

In occasione della Giornata nazionale del malato oncologico, le associazioni presentano al Senato il Rapporto sulla condizione dei malati oncologici. Metà dei pazienti oggi guarisce e le compagnie assicurative si adeguano alla sottoscrizione di polizze vita e assicurazioni anche per i malati oncologici.

Per gli ex malati di cancro è possibile accedere alle assicurazioni sulla vita? E a quali condizioni? Domande che interessano più di 3 milioni di italiani, che non di rado si vedono ancora negato questo diritto. Tanti sono, infatti, i connazionali vivi dopo una diagnosi di cancro secondo le stime del 2016.

Per loro è spesso un’ardua impresa riuscire a sottoscrivere o mantenere sia una copertura assicurativa per le malattie, sia una polizza vita per il caso morte, spesso richiesta come garanzia accessoria per accedere a mutui o finanziamenti. Ma qualcosa è cambiato, in meglio.

 

Metà dei malati di cancro oggi guarisce


«Quella dei guariti o dei lungo-sopravviventi oncologici è una cifra destinata ad aumentare visto che nel nostro Paese più della metà dei malati guarisce in modo definitivo e il 27 per cento delle persone che hanno avuto una neoplasia nel corso delle loro esistenza hanno un’aspettativa di vita simile a quella di chi non ha mai sofferto di una malattia oncologica – sottolinea Francesco De Lorenzo, presidente FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), in occasione della 12esima Giornata nazionale del malato oncologico.

In questo scenario assumono sempre maggiore rilevanza i temi legati alle ricadute sociali del cancro, vale a dire a tutti quegli aspetti della vita quotidiana attraverso cui è possibile ritornare alla vita “normale” dopo la malattia. Tra questi, c’è un tema di grande interesse per le persone con pregressa diagnosi di cancro: l’accesso alle polizze assicurative private.

 

Compagnie assicurative: si valuta il singolo caso


Come ogni anno, in occasione della Giornata, FAVO presenta oggi al Senato il Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, con un intero capitolo dedicato proprio alle assicurazioni. «Le compagnie assicuratrici, anche grazie alle sollecitazioni del volontariato oncologico, hanno preso atto del mutato scenario e dell’aumentata curabilità di diversi tipi di patologie tumorali (che ora in alcuni casi sono addirittura guaribili a distanza di alcuni anni dalla diagnosi) adeguando la loro offerta assicurativa alla condizione di “guariti dal cancro”, che hanno un’aspettativa di vita analoga alla popolazione cosiddetta sana– aggiunge Elisabetta Iannelli, avvocato e segretario FAVO.

In passato, la valutazione medica cui veniva sottoposta la persona da assicurare si basava, infatti, su criteri generali – senza distinzione di organo o sistema interessato, né di tipo istologico – e temporali, prendendo semplicemente come riferimento il periodo di tempo trascorso dalla diagnosi e il numero di anni liberi dalla malattia. Oggi, invece, l’accesso ai prodotti assicurativi da parte dei richiedenti avviene all’esito di un esame sul singolo caso, che consente, grazie a un’analisi individualizzata, una più ampia assicurabilità.

 

I diritti dei malati: ecco cosa si deve fare


È noto che alla richiesta di stipula di una polizza assicurativa viene valutato lo stato di salute dell’assicurando, tenendo conto delle pregresse patologie di cui lo stesso abbia sofferto in passato per stabilire se sia assicurabile, a quali condizioni e con quali premi. Pertanto è fondamentale, ai fini dell’emissione della polizza, che il richiedente precisi il tipo di cancro, lo stadio e l’eventuale trattamento terapeutico antitumorale cui è stato sottoposto.

«Se la persona che ha avuto un tumore si vede negata la polizza senza una motivazione chiara e dettagliata – spiega Iannelli – deve insistere affinché il proprio caso venga esaminato nello specifico dall’assicuratore e dalla società di riassicurazione che, sulla base di un database estremamente dettagliato e aggiornato alle più recenti evidenze scientifiche, potrà formulare un’offerta assicurativa personalizzata. No, dunque, a dinieghi standard. La popolazione degli ex malati di tumore va valutata caso per caso».

 

Polizze: possibile maggiorazione iniziale
Per quanto riguarda le polizze vita, la valutazione dell’ex malato è effettuata sulla base di parametri oggettivi, estremamente dettagliati e aggiornati cui le compagnie assicurative e i riassicuratori fanno riferimento per l’assunzione del rischio di potenziali clienti che abbiano avuto una pregressa diagnosi oncologica.

A seconda della classe di rischio attribuita all’ex paziente, la compagnia formula un’offerta ad hoc per il singolo caso e quantifica il premio, eventualmente prevedendo una maggiorazione o un sovrappremio per un numero di anni predeterminato: il contratto, infatti, viene stipulato proprio in un periodo in cui il rischio per la salute è maggiore. Il premio, con il trascorrere degli anni, verrà diminuito in occasione dei rinnovi successivi, fino a diventare assimilabile a quello riservato alla popolazione cosiddetta sana.

 

L’assicurazione sulla vita (in caso di morte)


«In genere, si ritiene che per una persona con una storia di cancro sia quasi impossibile ottenere l’assicurazione sulla vita per il caso di morte – spiega l’avvocato Iannelli –. Questa idea, quasi vera in passato, non corrisponde più alla realtà del mercato assicurativo in rapida evoluzione. Grazie ai progressi della medicina e alla disponibilità di statistiche più consolidate sulla probabilità di guarigione dopo la diagnosi di un tumore, infatti, non è più impossibile offrire un’assicurazione caso morte a persone con pregressa diagnosi di cancro».

Inizialmente i premi delle polizze potrebbero essere più elevati rispetto a quelli dovuti da persone sane o che hanno avuto patologie diverse dalle neoplasie. Il costo della copertura di una polizza caso morte dipenderà non solo dalla tipologia di cancro diagnosticata in passato e dal tempo trascorso dalla guarigione, ma anche dalla rilevazione di altri parametri inseriti in un contesto più ampio di verifica preliminare del singolo caso.

Fonte: Corriere della Sera

Detrazioni fiscali delle polizze

Detrazioni Fiscali per Assicurazioni Vita e Infortuni

Le spese per assicurazioni vita e infortuni sono tra le più frequenti, insieme a quelle per spese mediche, che i contribuenti possono portare in detrazione nella propria dichiarazione dei redditi.

Come nel caso delle spese mediche anche le detrazioni fiscali per Assicurazioni Vita e Infortuni sono pari al 19%, con un tetto di spesa massimo pari ad euro 1.291,14 euro per le assicurazioni con rischio di non autosufficienza e di 530,00 euro per quelle sulla vita e infortuni.

Detrazioni fiscali polizze vita e infortuni: i casi previsti

Quando si parla di detrazioni per polizze vita è necessario fare una distinzione tra i vari tipi di polizze vita, cioè:

  • polizze di assicurazione sulla vita ed infortuni stipulati entro il 31 dicembre 2000;
  • polizze vita stipulate o rinnovate a partire dal 1° gennaio 2001;
  • assicurazioni che hanno come oggetto della polizza il rischio di morte o di invalidità permanente con indice di invalidità superiore al 5% o di non autosufficienza.

Nel primo caso, per le Assicurazioni Vita e Infortuni che siano state stipulate oppure rinnovati entro il 31 dicembre 2000 spetta una detrazione fiscale del 19% a condizione che la durata del contratto non sia inferiore a 5 anni e non preveda la concessione di prestiti nel periodo di durata minima. A titolo esemplificativo rientrano in questa categoria le polizze di assicurazione contro gli infortuni del conducente auto.
Nel secondo caso, invece, i contratti sono stati stipulati oppure rinnovati dopo il 1 gennaio 2001 e la detrazione fiscale del 19% spetta solo nel caso in cui nella polizza vi sia previsione del rischio di morte, oppure di invalidità permanente superiore al 5%, nonché un rischio di non autosufficienza nel compimento di atti di vita quotidiana.

Detrazioni fiscali delle polizze

Detrazioni fiscali delle polizze di assicurazione vita e infortuni.

Detrazioni fiscali delle polizze vita e infortuni: i limiti di spesa

  • Assicurazione sulla vita – premi relativi a rischio di morte o invalidità non inferiore al 5% per i contratti stipulati a partire dal 2001: limite massimo euro 530,00 annuo;
  • Assicurazioni per il rischio di non autosufficienza: al netto dei premi pagati per le assicurazioni contro il rischio di morte o invalidità, il limite massimo è di euro 1.291,14 annuo.

Ai fini della detrazione fiscale delle polizze fa fede la data di pagamento del premio e non, come erroneamente si potrebbe pensare, la data di scadenza dello stesso.

Quindi, evitando equivoci, nella dichiarazione dei redditi 2017 si dovrà prendere in considerazione le polizze vita e infortuni pagate nel 2016 a prescindere dalla data di scadenza riportata sulla quietanza.

Ovviamente il contribuente può godere delle Detrazioni Fiscali per Assicurazioni Vita e Infortuni per il premio con le caratteristiche di cui sopra, ma ne può usufruire anche se il beneficiario della polizza è un familiare fiscalmente a carico (ricordiamo a titolo esemplificativo che possono essere a carico coniuge, figli, nipoti)

L’ultima tipologia di assicurazione che può essere portata in detrazione è quella relativa ala tutela di persone con disabilità grave.

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Polizza Long Term Care: l’importanza di questa garanzia

Polizza LTC per assicurazione in caso di perdita di autosufficienza

La polizza Long Term Care (LTC) è molto importante perché garantisce un sostegno economico in caso di perdita dell’autosufficienza

L’assistenza alle persone non autosufficienti è difficilmente sostenibile, sia per il pubblico sia per i privati. Se ormai sono conosciuti i costi da sostenere nel corso per spese mediche, con polizze infortuni e malattie che pagano questo tipo di oneri, in pochi hanno consapevolezza dei costi (oggi sempre più frequenti) legati al pagamento delle spese domiciliari o al pagamento di una casa di riposo per persone non autosufficienti.

Ancora meno sono quelli che conoscono le polizze assicurative che coprono questo rischio, le long term care o Ltc.

Cosa copre la polizza Long Term Care (LTC)

Queste particolari polizze assicurative puntano a garantire, a una persona che versi in condizioni di “non autosufficienza”, per infortunio o malattia, il pagamento di una rendita periodica rivalutabile, per fronteggiare il costo delle prestazioni assistenziali e sanitarie rese necessarie dalla condizione di impossibilità a prendersi cura di se stesso.

 

quanto costa l’assistenza di lungo periodo

L’assistenza ai non autosufficienti può essere molto costosa. L’importo medio mensile del ricovero in una “nursing home” (casa di cura) negli Stati Uniti è stato valutato in media a 3 mila dollari, con punte fino a 6 mila dollari; in Germania si stima in 2 mila euro, e analogamente, in Italia, si può ritenere che il costo del ricovero in una casa di cura si aggiri sui 2 mila o 3 mila euro mensili. Nei casi più gravi, che necessitano anche di assistenza di tipo infermieristico-specializzata, si può arrivare però ai 5-6 mila euro.

Quanto all’assistenza domiciliare, in Italia non esistono stime precise dei costi, anche perché, essendo in gran parte affidata alla famiglia, si tratta di costi “indiretti”. Negli Stati Uniti, dove esiste una situazione maggiormente istituzionale, avere un aiuto tre ore al giorno per lavare e vestire il malato, preparagli i pasti costa e dargli un’assistenza sanitaria costa circa 2.200 dollari al mese.

Per fare qualche esempio di casa nostra, in Emilia-Romagna i costi vanno dai 18 euro/ora per prestazioni di base ai 39 euro/ora per l’assistenza fisioterapica. Nella Regione Trentino Alto Adige, che assiste oltre 11.700 cittadini non autosufficienti, la Provincia di Bolzano fornisce un contributo da 500 a 1.800 euro al mese, che non è sufficiente tuttavia a pagare integralmente l’assistenza domiciliare.

 

LTC e welfare pubblico: l’impatto insostenibile spesa dello Stato

Nella contabilità internazionale, per favorire i confronti tra Paesi, la spesa pubblica per Ltc viene anche disaggregata in tre macrofunzioni: assistenza domiciliare e semiresidenziale, residenziale e prestazioni monetarie. Le statistiche ufficiali e i dati pubblici, tuttavia, tendono a omettere diverse voci dei costi legati alla Ltc.

Per quanto riguarda l’Italia, secondo alcune stime effettuate dalla Ragioneria Generale dello Stato, la spesa pubblica per Ltc ammonta all’1,9% del Pil, di cui circa due terzi erogati a soggetti con più di 65 anni. Il 90% di tale spesa è composto, in parti pressoché uguali, dalla componente sanitaria della spesa e dalle indennità di accompagnamento. Una spesa che lo Stato italiano e gli enti pubblici sono sempre meno in grado di sostenere.

Ma non è tutto. Per fare bene i conti dei costi in Italia bisogna considerare anche il fatto che alla spesa pubblica per Ltc si aggiunge quella privata delle famiglie che, secondo alcune valutazioni, è pari a circa la metà della spesa pubblica. In altri termini, considerando l’intera spesa – pubblica e privata – per Ltc, quella privata sarebbe pari a un terzo del totale.

 

I costi dell’assistenza di lungo periodo per il bilancio familiare.

Di fronte a questi numeri è facile capire che gli attuali sistemi di assistenza pubblica e privata di tipo long term care per gli anziani sono insostenibili, sia per quanto riguarda la copertura finanziaria sia per la fornitura del servizio, senza la diffusione di soluzioni assicurative Ltc.

A questo si aggiunge la scarsa consapevolezza tra la gente dei rischi e dei costi derivanti dai programmi di assistenza a lungo termine. Nella maggior parte dei Paesi le persone, anche dopo aver venduto le loro case, non hanno mezzi sufficienti per coprire i costi di un lungo soggiorno in strutture assistenziali. E i livelli medi dei redditi rischiano di non bastare per i pensionati o i loro figli al finanziamento del soggiorno stesso.

Sono tuttavia ben pochi coloro che si rendono conto della carenza delle necessarie coperture finanziarie, sia pubbliche che familiari. Ed è anche diffusa l’errata idea che i governi di ogni Paese avranno un ruolo di primo piano nel fornire questa tipologia di servizi.

 

Polizza assicurativa Long Term Care: individuale o collettiva?

Le coperture possono essere individuali o collettive: queste ultime sono costituite da polizze sottoscritte generalmente da casse o fondi sanitari in favore dei propri aderenti che possono essere i dipendenti di un’azienda o di un intero comparto lavorativo (i dipendenti bancari ad esempio). Ovviamente le polizze collettive, consentendo una maggiore ripartizione del rischio, sono più convenienti.

 

Polizza assicurativa Long Term Care: quale scegliere

Fondamentalmente esistono due tipi di polizza a garanzia delle spese in caso di non autosufficienza: “ad accumulazione” e “a ripartizione”.

  • Nel primo caso, le polizze, collegate al ramo vita, consentono di accumulare dei risparmi in un fondo speciale che, al verificarsi di una necessità, pagherà un capitale una tantum, oppure una somma prefissata per tutto il periodo nel quale si verifica la condizione di non autosufficienza, anche tutta la vita. Naturalmente tale indennità non sarà necessariamente sufficiente per pagare integralmente le spese: la rendita sarà in funzione di quanto si è versato e per quanto tempo, anche se, in generale, si cerca di costruire un’indennità fra i 500 e i 3 mila euro al mese.
  • Nel secondo modello, quello “a ripartizione”, le polizze sono legate al ramo malattia. Non vi è nessuna accumulazione e il premio pagato ogni anno serve a far fronte al rischio di quell’anno. Nel caso si verifichi la condizione di non autosufficienza, la compagnia si impegna a pagare tutte le spese socio-assistenziali fino ad una cifra massima mensile, per tutto il periodo nel quale permane la condizione di non autosufficienza.

Queste polizze trasformano l’indennità in servizi: sarà la compagnia a contattare i fornitori di prestazioni domiciliari e, d’accordo con il medico del paziente, a definire le prestazioni di cui questi ha bisogno e a pagarle direttamente. Il vantaggio è quello di poter usufruire di tariffe scontate da parte dei fornitori e quindi di avere a disposizione una quantità di servizi maggiore.

Alcune polizze prevedono inoltre un aggiornamento del premio per adeguare le prestazioni all’inflazione: l’indennità/massimale iniziale viene incrementato automaticamente di un certo importo ogni anno. Talvolta la polizza Ltc è offerta come integrazione ad una polizza vita: in questo caso una parte del capitale della polizza viene pagato al beneficiario all’atto della perdita di autosufficienza, anziché al momento della morte.

Per avere maggiori informazioni sulle polizze LTC a copertura dei costi in caso di non autosufficienza compila il modulo dei contatti.

Fonte: lamiafinanza.it

L'ingresso di un ospedale, dove si verificano 4 incedenti al giorno

Incidenti Sanità pubblica: in media 4 al giorno

L'ingresso di un ospedale, dove si verificano 4 incedenti al giorno

L’ingresso di un ospedale, dove si verificano 4 incedenti al giorno

1 miliardo e quattrocento milioni di euro in risarcimenti: questo è il valore dei sinistri nella sanità pubblica in Italia sul campione analizzato da Marsh nel periodo 2004-2014.

Non meno rilevante è il costo medio di 90.000 euro all’anno per sinistro, in aumento del 13% dall’inizio del periodo considerato. Questo è quanto emerge dalla settima edizione del Medmal Claims Italia, il report di Marsh che quest’anno ha analizzato le richieste di risarcimento danni dal 2004 al 2014, su un campione di 59 strutture della sanità pubblica, per un totale di circa 15.600 sinistri. Continua a leggere

Polizza sanitaria integrativa

Polizza sanitaria integrativa: come scegliere quella giusta

La polizza sanitaria integrativa è ormai un’esigenza per gli italiani. E’ quanto emerge della ricerca CensisRBM Salute dal titolo “Dalla fotografia dell’evoluzione della sanità italiana alle soluzioni in campo”, presentata a Roma al VI «Welfare Day».

Secondo lo studio aumenta la spesa sanitaria privata: più sanità per chi può pagarsela. La spesa sanitaria privata è arrivata a 34,5 miliardi di Euro ed ha registrato un incremento in termini reali del 3,2% negli ultimi due anni (2013-2015), il doppio dell’aumento della spesa complessiva per i consumi delle famiglie nello stesso periodo (pari a +1,7%). L’andamento della spesa sanitaria privata, spiegano Censis e RBM, “è tanto più significativo se si considera la dinamica deflattiva, rilevante nel caso di alcuni prodotti e servizi sanitari”. Sono lievitati i ticket pagati dagli italiani, visto che il 45,4% (cioè 5,6 punti percentuali in più rispetto al 2013) ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico.

Alla presentazione della ricerca sono intervenuti, tra gli altri, Giuseppe De Rita e Carla Collicelli del Censis, Roberto Favaretto e Marco Vecchietti, rispettivamente presidente e consigliere delegato di RBM Salute.

«Sono 10,2 milioni gli italiani che fanno un maggiore ricorso alla sanità privata rispetto al passato, e di questi il 72,6% a causa delle liste d’attesa che nel servizio sanitario pubblico si allungano – ha affermato Vecchietti –. Bisognerebbe ripensare le agevolazioni fiscali per le forme sanitarie integrative, per assicurare tutte le prestazioni che oggi sono pagate di tasca propria dagli italiani e per rimuovere le penalizzazioni di natura fiscale per i cittadini che decidono su base volontaria di assicurare la propria famiglia. La sanità integrativa è oramai un’esigenza per tutti gli italiani e non può più essere considerata un benefit per i lavoratori dipendenti o un lusso per i più abbienti».

Sono 7,1 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno fatto ricorso all’intramoenia (il 66,4% di loro per evitare le lunghe liste d’attesa). Il 30,2% si è rivolto alla sanità a pagamento anche perché i laboratori, gli ambulatori e gli studi medici sono aperti nel pomeriggio, la sera e nei weekend. Pagare per acquistare prestazioni sanitarie – sottolineano i curatori della ricerca – “è per gli italiani ormai un gesto quotidiano: più sanità per chi può pagarsela”.

 

Perché serve una polizza sanitaria integrativa?

Erano 9 milioni nel 2012 e sono diventati 11 milioni nel 2016 gli italiani che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie nell’ultimo anno a causa di difficoltà economiche, non riuscendo a pagare di tasca propria le prestazioni. Al cambiamento «meno sanità pubblica, più sanità privata» si aggiunge il fenomeno della sanità negata: «niente sanità senza soldi». Fenomeno che riguarda, in particolare, 2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni di millennials.

Lo scadimento della qualità del servizio sanitario pubblico. Per il 45,1% degli italiani la qualità del servizio sanitario della propria regione è peggiorata negli ultimi due anni (lo pensa il 39,4% dei residenti nel Nord-Ovest, il 35,4% nel Nord-Est, il 49% al Centro, il 52,8% al Sud), per il 41,4% è rimasta inalterata e solo per il 13,5% è migliorata. Il 52% degli italiani considera inadeguato il servizio sanitario della propria regione (la percentuale sale al 68,9% nel Mezzogiorno e al 56,1% al Centro, mentre scende al 41,3% al Nord-Ovest e al 32,8% al Nord-Est). La lunghezza delle liste d’attesa, evidenziano i curatori della ricerca, “è il paradigma delle difficoltà del servizio pubblico e il moltiplicatore della forza d’attrazione della sanità a pagamento”.

Tra pubblico in crisi e privato in crescita, avanza la sanità integrativa. Il 57,1% degli italiani pensa che chi può permettersi una polizza sanitaria o lavora in un settore in cui è disponibile la sanità integrativa dovrebbe stipularla e aderire. Così – rilevano Censis e RBM Salute – “si otterrebbero anche benefici pubblici, perché molte persone utilizzerebbero le strutture private, liberando spazio nel pubblico, e perché così si inietterebbero maggiori risorse nel sistema sanitario”. Sono ormai più di 26 milioni gli italiani che si dicono propensi a sottoscrivere una polizza sanitaria o ad aderire a un Fondo sanitario integrativo. Se la sanità integrativa attraesse effettivamente tutte queste persone, spiegano i curatori della ricerca, considerando una spesa pro-capite pari all’attuale spesa privata media nel complesso, si avrebbero 15 miliardi di Euro annui per la salute. Tramite la sanità integrativa “si potrebbero acquistare molte più prestazioni per i cittadini di quanto riescano a fare oggi singolarmente sui mercati privati”. Tra gli aderenti alla sanità integrativa, il 30,7% ha aderito perché spendeva troppo di tasca propria – e ora risparmia – ed il 25% perché la copertura è estendibile a tutta la famiglia.

Esami e visite inutili? Non toccate il mio medico. Sono 5,4 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno ricevuto prescrizioni di farmaci, visite o accertamenti diagnostici che si sono rivelati inutili. Il 51,3% degli italiani si dichiara tuttavia contrario a sanzionare i medici che fanno prescrizioni inutili. Riguardo alla legge che fissa le condizioni che rendono una prestazione sanitaria necessaria e da pagare solo con il ticket, e non per intero, il 64% degli italiani è contrario (di questi, il 50,7% perché ritiene che solo il medico può decidere se la prestazione è effettivamente necessaria e il 13,3% perché giudica che le leggi sono motivate solo dalla logica dei tagli). Il decreto sull’appropriatezza, concludono Censis e RBM, “è diventato una tigre di carta e tuttavia la sua logica incontra l’ostilità dei cittadini, che sostengono la piena autonomia decisionale del medico nello stabilire le terapie, anche come baluardo contro i tagli nel sistema pubblico”.

Fonte: intermediachannel.it