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Generazione Z e risparmio: il salvadanaio batte ancora la prepagata

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Giovani e Risparmio. Imparare a mettere da parte qualche soldo è fondamentale per lo sviluppo della cultura del rasparmio

Soldi da parte li mettono. La propensione al risparmio, i ragazzi italiani, quelli cha vanno dai 12 ai 18 anni ce l’hanno. L’hanno ereditata dai nonni in un Paese che se la batte con il Giappone per accumulo di risparmio.

Ma come i nonni che tenevano i soldi sotto il materasso, la metà di loro ancora si affida al salvadanaio o al contante, nascosto in qualche anfratto della cameretta.

E’ vero che è quella l’età in cui si inizia a scoprire il senso e il valore del denaro, ma è pur vero che una volta cresciuti i nostri ragazzi si troveranno a fare i conti con il denaro di plastica più di quanto non sia accaduto ai loro genitori. Perché questo è il futuro, che in altri Paesi già è di casa.

Basta mandarli a studiare una lingua in Gran Bretagna o a fare un Erasmus in Belgio per fargli scoprire che lì anche un caffé si paga con la carta.

Al momento meno della metà dei nostri Millenians, il 48%, i soldi risparmiati li tiene su una carta prepagata o di pagamento che sia. Dunque servirebbe, secondo una ricerca Doxa per Fondazione al risparmio e American Express, una buona dose di educazione finanziaria. Che al momento in Italia latita.

A insegnare qual è il valore del denaro e come usarlo è la famiglia (91%). Ma se si parla di soldi in casa è solo perché c’è il desiderio o la necessità di un acquisto. E i genitori sono più propensi a dare ai figli denaro contante. Forse perché è più controllabile, almeno per loro, o perché hanno timore che acquistino su Internet.

Temi come il risparmio (31%), l’educazione agli acquisti online (20%) o la comprensione delle carte di credito (20%) vengono discussi poco a casa. La scuola contribuisce al 12%. Il resto arriva dal gruppo dei pari, fratelli e amici.

“Spesso le preoccupazioni economiche legate alla crisi dettano ai genitori l’agenda educativa per i figli, concentrata sul brevissimo termine – dichiara Giovanna Boccio Robutti, direttore generale della Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio – e meno su pianificazione delle spese, risparmio e guadagno, concetti che rientrano nel medio e lungo periodo”.

Ma il mondo del denaro che si troveranno di fronte i ragazzi, una volta cresciuti, sarà molto diverso. Certo non è che figli così giovani, liceali per lo più, posseggano capitali. Eppure qualche risparmio lo possiede ben l’87% dei ragazzi intervistati. Soldi frutto per lo più di regali che i parenti fanno nel giorno del compleanno, onomastico e feste comandate (74%).

Ma c’è anche chi mette da parte un gruzzoletto se va bene a scuola (51%),  se si comporta bene (33%). I lavoretti in casa, al contrario, non sempre sono premiati, a guadagnarci qualcosa sono meno della metà. Un concetto, dunque, lavoro uguale guadagno, poco trasmesso in famiglia. Ma ci sono anche quelli e sono tanti, circa il 40%, che ha utilizzato almeno una volta i propri risparmi per fare donazioni o per aiutare la famiglia.

Sì i ragazzi italiani risparmiano. Poi, come tutti, prima o poi il malloppo lo spendono. Il 96% ha fatto shopping nei negozi fisici, ma anche sull’online (74%), cui si avvicina molto presto, già a 13 anni, ma sotto la supervisione dei genitori. In media la cifra spesa è di 50 euro e solo 1 su 3 predilige l’online. Percentuali che però variano a secondo della residenza, chi vive in città non deve attendere tanto l’arrivo dell’oggetto ordinato per posta.

Ma è vero anche il contrario: chi abita distante dai grandi centri può trovare online oggetti che magari in provincia non sono disponibili. Ciò nonostante “emerge come in Italia – dichiara Cristina Liverani di Doxa – non siano infrequenti aspetti meno reazionali e pregiudiziali nell’utilizzo delle carte di credito, presenti nei genitori e di conseguenza nei figli”.

Una cosa comunque è certa. Se è vero che l’educazione finanziaria e al risparmio in Italia è oggi un oggetto quasi sconosciuto, anche le banche dovranno fare la loro parte. Per non rischiare che il mercato dei pagamenti e del risparmio dei futuri Millenians gli sfugga di mano.

In un’indagine di Fortune già emergeva una tendenza: i Millenians (l’Italia non era compresa nella ricerca) avrebbero, se possibile, più fiducia nell’affidare i loro risparmi a brand che non li hanno mai traditi. E’ il marchio che conta, poco importa che sia quello di una banca, di Amazon o Google.

Fonte: Repubblica.it

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